Vi(v)a Gaetano Bresci

il

Riportiamo l’intervista a Wu Ming 2 di Radio Fujiko sull’affair Umberto I a Bologna.

Vi rimandiamo al sito della radio per un approfondimento sull'”imbrattamento” della statua di Montanelli a Milano e un’intervista a Giulia Blasi.

ASCOLTA L’INTERVISTA A WU MING 2:

L’amministrazione comunale guidata da Virginio Merola ha recentemente ricollocato sulla facciata del municipio la statua “L’amor patrio e il valor militare“, opera di propaganda monarchica e militarista dedicata a re Umberto I.
Durante la cerimonia di re-inaugurazione della statua, il sindaco ha battibeccato con un cittadino che ricordava i crimini di cui si macchiò Umberto I. Il re, infatti, è considerato il mandante della strage di lavoratori compiuta dal generale Fiorenzo Bava Beccaris durante i moti di Milano del maggio 1898.

Tre anni dopo Umberto I fu ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci che con il suo gesto volle apertamente vendicare la strage di cittadini che erano scesi in strada contro le condizioni di lavoro e l’aumento del prezzo del pane.
La statua “L’amor patrio e l’amor militare” era stata rimossa dai repubblichini di Salò come gesto contro la casata Savoia considerata “traditrice” per aver firmato l’armistizio. Settant’anni dopo, però, il sindaco di Bologna ha voluto ricollocarla.
La notte scorsa, infine, gli attivisti del collettivo Hobo hanno macchiato la statua con vernice rossa, che ha un valore simbolico proprio sul sangue fatto versare da Umberto I.

Lo scrittore Wu Ming 2, che da tempo è impegnato assieme a Resistenze in Cirenaica in un’operazione di ricostruzione storica e memoria attiva, commenta la vicenda bolognese e osserva come attraverso la memoria e i monumenti si faccia politica e come si modifichi il paesaggio urbano, condizionando ciò che le persone vedono, vivono e pensano.
“Da un lato della ricollocazione non si sentiva il bisogno – osserva Wu Ming 2 – ma se decidi di farlo per valorizzare il restauro, dovresti trovare il modo affinché questa ricollocazione venga contestualizzata e non ritorni ad essere quello che era, cioè una celebrazione di Umberto I“.

Lo scrittore fa alcuni esempi di monumenti controversi in giro per l’Italia che sono stati risemantizzati, risignificati e contestualizzati. A Bolzano il bassorilievo che compare sull’ex Casa del Fascio raffigura le conquiste del fascismo. Invece che per la rimozione, Bolzano ha optato per la proiezione di una frase luminosa di Hannah Arendt che dice “nessuno ha il diritto di obbedire”.
Il problema che si è manifestato a Bologna, quindi, non è la ricollocazione della statua in sè, ma il fatto che ciò sia stato fatto in modo acritico.

Wu Ming e Resistenze in Cirenaica portano avanti una battaglia “odonomastica”, che interviene sulla toponomastica della città, andando a spiegare, integrare il senso (o addirittura cambiarlo) ai nomi delle strade che ricordano un passato fascista e coloniale.
“Abbiamo anche catalogato il tipo di interventi che si possono fare – osserva lo scrittore – In nessuna delle nostre categorie, però, c’è il puro e semplice imbrattamento. Dal nostro punto di vista spiegare che cosa è stato fatto e che sia anche meno contestabile o definibile ‘vandalismo’ è più efficace”.

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