Milano Real Estate

L’estate milanese è cambiata. Non è più il periodo torrido dell’anno dove si boccheggia avvolti dal caldo umido dei suoi torrenti sotterranei. Da parecchi anni il caldo arriva sempre più tardi e quando esplode un vento forte comincia a soffiare rendendo l’aria più respirabile e la consapevolezza del disastro climatico più incombente.

Ma non è certo per il clima che la città in questi ultimi vent’anni ha perso un numero considerevole dei suoi abitanti. Concepire una diversa fruizione della city, che nel frattempo è diventata smart, ha segnato il declino della città a misura d’uomo in favore della costruzione di spazi a misura di fruitore – siano questi lavoratori, studenti fuori sede o turisti – e gli affitti brevi, esplosi da Expo 2015, sono solo il punto di arrivo di questa scelta politica.

La pandemia non sembra avere invertito questa tendenza: la città è deserta da fine maggio, i turisti non sono arrivati e gli studenti mancano da un anno; ma i cantieri proseguono nella loro ostinata edificazione di studentati di lusso e cittadelle per futuri agoni olimpici, templi per chissà quale massa votata al divertimento.

L’ultimo anno ci ha costretto a una resa dei conti sempre più evidente, ma che non tutti vogliono affrontare. Siamo stati la regione col più alto numero di morti per Covid-19, la prima per mala gestione sanitaria e per scandali di appalti durante l’emergenza. Vantiamo anche il primato delle grottesche esibizioni narcisistiche di personaggi famosi, che sfruttando la propria immagine, hanno carpito denaro a una popolazione già vessata da uno stato di crisi sanitaria senza precedenti per donarlo – orgogliosi delle proprie buone azioni – agli ospedali privati. Tutto ciò, senza contare i milionari rimborsi che lo stato eroga per le prestazioni e che aumentavano, ancora una volta a danno dei contribuenti, i posti letto delle loro rinomate terapie intensive.

Qualcosa però deve cambiare.

  • Azioni di Guerriglia odonomastica - al presidio del 20 giugno 2021
  • Azione di avvicinamento al presidio del 20 giugno 2021
  • Azione di avvicinamento al presidio del 20 giugno 2021

Abbiamo assistito a una danza macabra in uno scenario feudale: i signori chiusi nelle loro sontuose dimore a raccontarsi aneddoti divertenti, scongiurando con allegria, canzoni dai balconi e applausi la paura del contagio; il resto del mondo, impaurito e sconvolto, a serpeggiare per le strade, prendere mezzi pubblici per andare a lavoro e portando cibo a casa di chi resta al calduccio delle proprie sicurezze. Fuori dall’urbe, nell’area più industrializzata e più ricca d’Europa, i feudatari non hanno concepito un fermo della produzione. L’indotto di prestigiose barche a vela da competizione e di automobili di extra-lusso, luogo di lavoro di una gleba costretta al contagio, doveva continuare a contribuire al loro profitto, che non doveva arrestarsi in nessun caso.

I risultati sono 33.737 morti nella sola Lombardia, feudo della Lega Nord e di Comunione e Liberazione che hanno devastato il servizio sanitario nazionale per regalare profitti alle aziende private della sanità che, spesso, fanno capo agli stessi feudatari dell’acciaio e delle barche a vela. Quando la salute diventa merce, quale cruccio può avere il padrone che prima produceva tubi industriali e ora organizza ospedali? Se la salute diventa merce deve cambiare il conteggio dei bilanci, la distribuzione dei dividendi: il servizio deve perpetrarsi per aumentare il profitto e quindi un malato restare sempre malato, perché ora è il cliente fidelizzato di una azienda.

Solo l’evocazione dei fantasmi delle vittime, che tormentino senza tregua l’esistenza di questi contemporanei Ebenezer Scrooge potrebbe salvarci.

Presidio sotto il palazzo della Regione Lombardia – 20 giugno 2021

Il 20 giugno, a un anno di distanza dall’appuntamento sotto la Regione nel quale abbiamo preteso le dimissioni dell’intera giunta regionale per la totale mancanza di capacità, la mancata assunzione delle proprie responsabilità e la caparbia soggezione al profitto, siamo tornati a ribadire le nostre istanze perché nulla è cambiato.

Non vogliamo consegnare all’oblio le vite delle persone che ci hanno lasciato, che sono state abbandonate in casa ad aspettare un sistema sanitario moribondo senza più i mezzi umani e materiali per intervenire, dei lavoratori della sanità costretti a turni massacranti ed esposti per primi al contagio, dei lavoratori mandati sui posti di lavoro senza protezioni.

Vogliamo invece dedicare una grande arteria di Milano, quella su cui si affaccia lo scintillante grattacielo della regione, a tutte le vittime del covid-19, perché il costo altissimo di vite si poteva scongiurare, tutti questi morti si potevano evitare agendo diversamente, invertendo la rotta folle perseguita negli ultimi vent’anni, perché coloro che non hanno vacillato nemmeno davanti alle evidenze più vergognose e sono ancora a capo di una regione di morti si rammentino di esserne i colpevoli e il ricordo dei loro crimini diventi monito per gli amministratori pubblici del futuro.

Niente ci restituirà i nostri affetti né potrà cancellare l’impotente malessere di un anno passato a guardare la morte in faccia. Lo scorrere del tempo non cancellerà le loro colpe. Non dovrebbero occupare ancora le loro poltrone, perciò ritorneremo e richiederemo a gran voce ancora la loro cacciata.

Collettivo Zam Milano Sud

  • Azione di Guerriglia odonomastica: via Vittime del Covid -19, vittime del profitto (2019 - 202?)
  • Numero delle vittime nella sola regione Lombardia
  • Foglio di allontanamento da consegnare alla Giunta Fontana.
  • Tafferugli con la polizia durante la consegna del foglio di allontanamento
  • Effetti collaterali della mala gestione della pandemia della Regione Lombardia

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