Habemus papam

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Anche noi come Gandalf nel Signore degli Anelli intravediamo un’ombra all’orizzonte… Enigmi nell’oscurità… Domande. Che richiedono risposte. 

Basta avere a che fare con Bologna per ottenere un’intitolazione in città? Che lavoro fa la “Commissione consultiva per la denominazione delle vie cittadine”? Da chi è formata? Che tipo di ricerca viene svolta? Con quali criteri sceglie gli odonimi? Che equilibri politici la reggono? 

Un altro comunicato stampa del comune annuncia un nuovo elenco di intitolazioni di aree pubbliche in tre quartieri della città. Si tratta di sei nuovi odonimi. Rispetto alla volta precedente, le cose sono un po’ migliorate dal punto di vista dell’equilibrio di genere (siamo comunque ad anni luce da una soglia minima di decenza) con due intitolazioni dedicata alle donne; sui nomi equivoci legati al colonialismo invece nemmeno questa volta la commissione si è risparmiata uno scivolone clamoroso. 

Tra i nuovi odonimi ce n’è uno destinato a un giardino in Cirenaica: papa Benedetto XV, al secolo, Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa. La piccola area verde è a ridosso della parrocchia di Santa Maria del Suffragio e forse per questo si è scelto di intitolarla a una figura legata alla storia ecclesiastica, ma perché si è scelto proprio quel pontefice? Forse perché nel 1907, prima di salire al soglio pontifico nel 1914, fu nominato arcivescovo di Bologna. Che la ricerca della commissione si sia fermata a questo dato? Davvero li paghiamo per questo? Se così non è, allora devono aver avuto altre ragioni, se sono davvero degli esperti in materia avranno scoperto altri dati storici e biografici relativi a Benedetto XV che li hanno indotti a scegliere la sua figura, tra le varie possibili, per diventare il nume tutelare di uno spazio pubblico che si affaccia (proprio) su via Libia. 

Da bravi storici ed esperti ricercatori avranno trovato il parallelo che lega monsignor della Chiesa all’allora colonia italiana, teatro di un’invasione caratterizzata da repressioni sanguinarie, stragi arbitrarie e stermini di massa. Se così fosse, torneremmo a uno dei punti di partenza più controversi e spinosi legati alle scelte della commissione: perché intitolare un giardino a una figura equivoca? Monsignor della Chiesa infatti fu un acceso sostenitore dell’intervento italiano in Libia, in conformità con la dottrina della guerra giusta, salvo poi invocare la pace con l’infuriare del conflitto mondiale, come se i morti dell’Occidente in una guerra ingiusta, “un’inutile strage” come la definì lui stesso, contassero più di quelli fatti dall’Occidente in una guerra giusta e cristianissima.

Dopo la rotonda dedicata a Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia primo duca degli Abruzzi  e  una via intitolata ad Antonio Baldacci, ci risiamo, la giunta bolognese sembra intenzionata a celebrare di nuovo, e in chiave revisionista, la stagione del colonialismo italiano, una delle pagine più atroci della nostra storia recente. Che questo succeda proprio nel rione della Cirenaica – con la sua particolare storia toponomastica – e per di più in via Libia ha un sapore ancora più sinistro.

Ma come arrivano sul tavolo dei consiglieri di quartiere le proposte avanzate dalla commissione? Per sommi capi: la commissione prepara le biografie dei personaggi che ritiene degni di un’intitolazione e le fa pervenire alle segreterie delle presidenze di quartiere che a loro volta le distribuiscono ai consiglieri di quartiere che votano a favore o contro l’odonimo. Ma che tipo di biografia arriva nelle mani dei consiglieri? Si tratta di documenti esaustivi o di testi capziosi? Sono biografie obiettive o meno? Di quale ricerca sono frutto? Quella pervenuta ai consiglieri del quartiere San Donato – San Vitale (la potete scaricare da qui) ricalca in pratica la voce di Wikipedia dedicata a papa Benedetto XV e riporta pure il particolare che lega il papa in questione al colonialismo: “Monsignor della Chiesa sosterrà l’intervento italiano in Libia, in conformità con la dottrina della guerra giusta.”

Che la Commissione consultiva per la denominazione delle vie cittadine non abbia fatto il suo lavoro di ricerca a regola d’arte è un dato che ci pone davanti a un problema: davvero serve stipendiare degli specialisti per copiare voci da Wikipedia? A questo primo quesito se ne sommerebbe un altro ancora più grave e inquietante se nelle loro intenzioni ci fosse una volontà consapevole, quella di costruire un’identità cittadina in chiave revisionista. L’enigma del giorno dunque è: costoro sono solo incompetenti oppure agiscono in malafede?

Comunque sia, state certi che, come sempre faremo la nostra parte di magia, e per dirla con il nostro stregone preferito: non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.

La “guerra giusta” in Libia

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