Nuove incursioni a Reggio Emilia del collettivo Arbegnuoc

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Ricordare il passato per cambiare il presente.

Nuove incursioni in città del collettivo Arbegnuoc

Il 20 febbraio le e gli Arbergnouc Urbani saranno di nuovo sulle strade del quartiere Santa Croce e della Stazione centrale di Reggio Emilia per ricordare una data importante nella storia infame del colonialismo: lo Yakatit 12 per il calendario Etiope, il 19 febbraio per quello italiano. La modalità sarà ancora una volta quella della guerriglia odonomastica, arricchita per l’occasione da installazioni artistiche.

Nella zona della stazione si ricorderà con un’opera di street art la strage di Addis Abeba avvenuta nei giorni 19, 20 e 21 febbraio 1937 a seguito dell’attentato al viceré Graziani: la più grande caccia al nero perpetrata nel continente africano, culminata con la morte di circa 30 mila persone, come denunciarono nel dopoguerra le autorità etiopi.

Inoltre, i pali della rotonda che si stagliano all’entrata della stazione si trasformeranno, da opere colorate del decoro urbano, in lapidi listate a lutto con tanto di manifesti funebri, a ricordo delle persone uccise dal ’79 ad oggi per razzismo e neofascismo. La connessione tra queste due immagini, una storica e una contemporanea, intende evidenziare che la rimozione storica del colonialismo ha continuato nel tempo a mietere vittime, anche a causa di una pervicace mentalità suprematista, mai elaborata pubblicamente e perciò mai estinta.

Contemporaneamente via Agosti, via Axum, via Mogadiscio, vie “coloniali” del quartiere Santa Croce, verranno simbolicamente rinominate via Soumaila Sacko – bracciante agricolo e sindacalista ucciso a fucilate nella piana di Gioia Tauro -, via Vittime del Madamato – crudele aspetto della violenza patriarcale del colonialismo, che rende evidente lo stupro come pratica di sottomissione da parte dei colonizzatori -, via Ahmed Ali Giama – tra i primi senza tetto Africani in Italia, ucciso nel 1979 mentre dormiva per strada -.

Quest’ultima intitolazione vuole essere anche un omaggio a tutti i senza fissa dimora che vivono nei capannoni abbandonati della ex fabbrica “Le Reggiane”. Questi cittadini, infatti, oltre a incarnare con i loro corpi l’iniquità sociale da cui siamo afflitti, rappresentano un vero e proprio “rimosso” dalla coscienza collettiva della nostra comunità. Sia il quartiere Santa Croce che la zona della stazione centrale sono la parte meticcia della città, quella più creola, che da sempre parla più lingue e coniuga più accenti. A differenza di come la cronaca locale li descrive, il nostro collettivo vede questi luoghi come crepe che lasciano intravedere una diversa prospettiva, dove ribaltare i punti di vista ordinari e stereotipati che inquinano la “città delle persone”.

Un’occasione da non perdere.

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